ORDINE AVVOCATI DI VALLO DELLA LUCANIA
  
Notizie e comunicati


08/07/2013

Segnalazioni 8/2013

Cass. Civ., sez. lavoro, sentenza n. 14017 del 4.06.2013: il danno esistenziale esiste ma può essere incluso nel danno biologico. Con la sentenza in esame la Corte di Cassazione, nel confermare la sentenza della Corte di Appello di Catania, fornisce un altro importante contributo in tema di quantificazione del danno esistenziale.

 

Cass. Pen., sentenza n. 28487 del 2.07.2013: chi impedisce al proprietario del garage di parcheggiare il suo veicolo, ostruendo l’ingresso con la propria auto, è punibile con la reclusione per il reato di violenza privata. In questo caso, la violenza subita dal proprietario del garage risiede nella privazione della libertà di azione e di determinazione: il proprio agire è infatti condizionato dalla condotta scorretta dell’automobilista che ha arbitrariamente ostruito l’accesso al box auto.

 

Cass. Pen., sentenza n. 28371/2013: il processo è da rifare se il PM ha depositato tardi la lista testi. Va annullata la sentenza penale di condanna se la lista testi del PM non è stata depositata nei sette giorni liberi prima dell’udienza. Nel ricorso alla Suprema Corte gli imputati, che erano stati condannati in primo e in secondo grado, avevano sostenuto l’errata applicazione dell’articolo 468 c.p.p. in relazione alla utilizzabilità di testimonianze raccolte nonostante il PM avesse depositato la lista fuori termine.

 

Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 15111 del 17.06.2013: il danno da occupazione abusiva di immobile non può ritenersi sussistente in re ipsa e coincidente con l’evento, che è viceversa un elemento del fatto produttivo del danno, ma, ai sensi dell’art. 1223 e 2056 c.c., trattasi pur sempre di un danno-conseguenza, sicchè il danneggiato che ne chieda in giudizio il risarcimento è tenuto a provare di aver subito un’effettiva lesione del proprio patrimonio per non aver potuto ad esempio locare o altrimenti direttamente e tempestivamente utilizzare il bene, ovvero per aver perso l’occasione di venderlo a prezzo conveniente o per aver sofferto altre situazioni pregiudizievoli, con valutazione rimessa al giudice del merito, che può al riguardo peraltro pur sempre avvalersi di presunzioni gravi, precise e concordanti.

 

Cass. Civ., sentenza n. 7214/2013: tutela possessoria per l’ex convivente sull’immobile di proprietà dell’altro. La decisione in oggetto ha il pregio di armonizzare le esigenze di tutela di un soggetto estromesso dall’abitazione di proprietà dell’ex convivente (nella quale ha legittimamente convissuto), con la rigida applicazione delle norme, vero ostacolo alla concessione diffusa della tutela possessoria. La Cassazione con tale “iudicium” è giunta alla determinazione che anche il convivente di fatto può legittimamente esercitare l’azione di spoglio per l’abitazione nei confronti dell’ormai ex partner di fatto, anche e soprattutto quando non abbia diritti reali o personali da far valere sull’immobile stesso, a cui potrà aggiungersi la condanna generica al risarcimento del danno a carico dell’autore dello spoglio (ex convivente/proprietario).

 

Cass. Civ. sentenza n. 16413 del 28.06.2013: sì al risarcimento del danno biologico al lavoratore privato di ogni incarico lavorativo. La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno biologico, morale ed esistenziale del lavoratore privato, di fatto, di ogni compito lavorativo restando così pregiudicato nella sua identità culturale e professionale.

 

Cass. Civ., sentenza n. 15992 del 25.06.2013: nel contratto di vendita il venditore non garantisce per le difformità palesi della cosa venduta. Ai sensi dell’art. 1491 c.c. nella vendita non è dovuta la garanzia di cui all’art. 1490 c.c. se al momento del contratto il compratore conosceva i vizi della cosa; parimenti non è dovuta se i vizi erano facilmente riconoscibili, salvo, in questo caso che il venditore abbia dichiarato che la cosa era esente da vizi.

 

Cass. Civ., sentenza n. 15753 del 24.06.2013: la casa all’ex anche se si risposa. L’affidamento del figlio consente alla ex moglie di restare nella casa coniugale anche se inizia una nuova convivenza o si risposa. La priorità di salvaguardare gli interessi della prole non viene messa in discussione neppure quando il figlio che vive con la madre è maggiorenne, ma non ancora economicamente indipendente. La Corte di Cassazione, con la sentenza in questione, ha respinto il ricorso di un ex marito desideroso di rientrare in possesso dell’abitazione di cui era comproprietario, dopo aver saputo che la sua ex la condivideva con un nuovo compagno.

 

Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 15655 del 21.06.2013: partendo dal presupposto che l’articolo 318, comma 3 c.p.c., nella formulazione vigente ratione temporis, statuisce espressamente che se la citazione indica un giorno nel quale il giudice di pace non tiene udienza, la comparizione è d’ufficio rimandata all’udienza immediatamente successiva, riproducendo quanto stabilito con riguardo al procedimento davanti al Tribunale dagli articoli 168, comma 4 c.p.c. e 82 disp. Att. c.p.c., la Suprema Corte afferma che “nel procedimento davanti al giudice di pace, il rinvio d’ufficio, per non esservi udienza nel giorno fissato nell’atto introduttivo della lite, deve intendersi disposto per l’udienza immediatamente successiva che sarà in concreto tenuta dal giudice designato alla trattazione del processo, senza alcun obbligo per il cancelliere di comunicare alla parte costituita il rinvio “: ne consegue l’onere per le parti di presentarsi a quella che, secondo il calendario ufficiale, è l’udienza successiva.

 

Cass. Pen., sentenza n. 26457 del 18.06.2013: nessuna condanna per chi affitta un immobile ad un clandestino se manca il dolo specifico. Ai fini della configurazione del reato di favoreggiamento della permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini, nell’ipotesi di rapporto contrattuale instaurato con essi, occorre accertare la sussistenza, in capo all’agente, del dolo specifico, consistente nella finalità di trarre ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dello straniero clandestino. Non è sufficiente che l’agente abbia favorito la permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini mettendo a loro disposizione unità abitative in locazione, ma è necessario che ricorra il dolo specifico, costituito dal fine di trarre un ingiusto profitto dallo stato di illegalità dei cittadini stranieri, che si realizza quando l’agente, approfittando di tale stato, imponga condizioni particolarmente onerose ed esorbitanti dal rapporto sinallagmatico.

 

Cass. Civ., sentenza n. 15770 del 24.06.2013: il termine di decadenza del diritto all’indennità di disoccupazione decorre dalla cessazione del rapporto lavorativo. La Cassazione ha affermato che il termine di decadenza del diritto all’indennità di disoccupazione (decadenza che è di ordine pubblico con conseguente inderogabilità della relativa disciplina, irrinunciabilità e rilevabilità d’ufficio da parte del giudice, ed inderogabile dalle parti) decorre dal momento della cessazione del rapporto lavorativo come affermato più volte dai giudici di legittimità. Nel caso di specie, la Corte di Appello, confermando la sentenza del giudice di primo grado, aveva rigettato la domanda di una lavoratrice volta ad ottenere dall’INPS l’indennità di disoccupazione negatale in sede amministrativa, e richiesta nel 2004 dopo il passaggio in giudicato della sentenza che aveva rigettato la domanda di dichiarazione di illegittimità del licenziamento intimatole in data 27 agosto 1999.

 

Cass. Civ., sentenza n. 16092 del 26.06.2013: sgravi contributivi: l professionista che assume non può accedere ai benefici. L’avvocato che assume personale nel suo studio al Sud non ha diritto agli sgravi contributivi previsti per gli imprenditori del Mezzogiorno. La Corte, con la sentenza in oggetto, ha respinto la tesi del legale che sosteneva la natura imprenditoriale della sua attività, in virtù dell’organizzazione produttiva e della presenza di dipendenti.

 

Cass. Pen., sentenza n. 27350 del 21.06.2013: attraversamento con semaforo rosso e sinistro stradale: responsabilità concorsuale. La Corte ha confermato il principio secondo cui ogni conducente ha, tra gli altri, anche l’obbligo di prevedere le eventuali imprudenze o trasgressioni degli altri utenti della strada e di cercare di prepararsi a superarle senza danno altrui.

 

Cass. Civ., ordinanza n. 15723 del 21.06.2013: in caso di visita fiscale, non è ingiustificata l’assenza dal domicilio in presenza di un certificato generico. La Corte ha condannato l’INPS al trattamento di malattia negato al lavoratore sul presupposto dell’ingiustificatezza dell’assenza dal domicilio del lavoratore, non reperito in occasione della visita fiscale. Il lavoratore, però, presenta un certificato medico che, seppur generico, attesta la sua presenza dal medico curante presso il quale questi si era recato quando non era stato trovato al domicilio.

 

Cass. Pen., sentenza n. 27696 del 24.06.2013: la competenza del giudice per i reati tributari si incardina nel luogo ove è stato fatto l’accertamento. La regola avviene nei casi in cui sia impossibile individuare il posto esatto di commissione dei reati. La vicenda ha riguardato un imprenditore accusato di occultamento e omessa esibizione agli uffici finanziari di documenti contabili e fiscali rilevanti, quindi di evasione fiscale. Poiché la sede della società era cambiata ripetutamente, era difficile individuare con certezza il luogo di commissione dei reati, e il tribunale adito (il tribunale del domicilio fiscale della società intestata all’imprenditore) aveva ravvisato la propria incompetenza territoriale.

 

Cass. Civ. sez. II, sentenza n. 16648 dell’11.06.2013: è illegittima la pronuncia di risoluzione contrattuale a carico di entrambe le parti. La responsabilità per inadempimento o non corretto adempimento, ai sensi dell’art. 1453 c.c., non può essere addebitato dal giudice di merito ad entrambe le parti, ma solo alla parte il cui comportamento lesivo si ritiene sia stato il prevalente.

 

Cass. Civ., sez. II, sentenza n. 15415 del 19.06.2013: il marito non può approvare il regolamento in nome e per conto della moglie. In caso di approvazione di delibera condominiale, destinata a riformare il regolamento di condominio, la firma del marito, comproprietario insieme alla moglie, senza alcuna specifica aggiunta o postilla di chiarimento, accanto al nome della moglie, non può far ritenere che egli abbia agito in rappresentanza di lei.

 

Cass. Civ., sez. lavoro, ordinanza n. 14674 dell’11.06.2013: obbligo di doppia iscrizione inps per il soggetto che svolge contemporaneamente attività autonoma e attività commerciale. L’amministratore di società che svolge lavoro presso la sua attività commerciale deve aprire due distinte posizioni Inps, iscrivendosi alla gestione separata e a quella dei commercianti. Lo ha sancito la Corte che, con l’ordinanza in oggetto, ha accolto il ricorso dell’ente previdenziale il quale ha impugnato la sentenza della Corte d’appello giudicante in base al criterio dell’unificazione della base previdenziale a seconda dell’attività avente carattere di abitualità e prevalenza (in questo caso, attività prevalente del soggetto unico esercente attività sia di socio e amministratore che di socio lavoratore.

 

Cass. Civ., sentenza n. 15010 del 14.06.2013: è vietato assegnare al lavoratore mansioni che, sebbene formalmente equivalenti, non salvaguardano il livello professionale acquisito. Con riguardo allo ius variandi del datore di lavoro, il divieto di variazioni in peius opera anche quando al lavoratore, nella formale equivalenza delle precedenti e delle nuove mansioni siano assegnate di fatto mansioni sostanzialmente inferiori,m sicchè nell’indagine circa tale equivalenza non è sufficiente il riferimento in astratto al livello di categoria ma è necessario accertare che le nuove mansioni siano aderenti alla specifica competenza del dipendente, salvaguardandone il livello professionale acquisito e garantendo lo svolgimento e l’accrescimento delle sue capacità professionali.

 

Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 14865 del 13.06.2013: il notaio è responsabile se non verifica l’ipoteca sull’immobile. Nella fattispecie, un notaio è stato convenuto in giudizio per aver rogato l'atto pubblico di acquisto di un immobile che in seguito si era rilevato gravato da ipoteca in favore della Banca Nazionale del Lavoro. Condannato in appello al pagamento di una somma pari a quella richiesta per la liberazione del bene gravato da ipoteca, ricorreva in Cassazione assumendo di essere stato esonerato dall'acquirente dall'effettuare le visure ipotecarie, come risultava da apposita clausola inserita nel contratto di compravendita. Tuttavia, la Suprema Corte, nella pronuncia in esame, ha affermato che la responsabilità del notaio ha natura contrattuale in quanto l’attività notarile, pur essendo obbligazione di mezzi e non di risultato, comporta la predisposizione di tutti i mezzi necessari al conseguimento del risultato con la diligenza richiesta dalla natura della prestazione. Pertanto, “la sua opera non può ridursi al mero compito di accertamento della volontà delle parti e di direzione della compilazione dell’atto, ma deve estendersi a quelle attività, preparatorie e successive, necessarie in quanto tese ad assicurare la serietà e certezza dell’atto giuridico posto in essere”.

 

Cass. Civ., sez. II, sentenza n. 14661 dell’11.06.2013: è legittima l’impugnazione di delibera assembleare effettuata mediante citazione. In tema di condominio negli edifici, le impugnazioni delle delibere dell’assemblea, in applicazione della regola generale dettata dall’art. 163 c.p.c., vanno proposte con citazione, non disciplinando l’art. 1137 c.c. la forma di tali impugnazioni; possono, comunque, ritenersi valide le impugnazioni proposte impropriamente con ricorso, sempreché l’atto risulti depositato in cancelleria entro il termine stabilito dall’art. 1137 citato. Fra l’altro, la notificazione della citazione – ancorchè non seguita dall’iscrizione della causa a ruolo (art. 171, comma 1 c.p.c), né dalla costituzione delle parti nei termini loro rispettivamente assegnati – è sufficiente a determinare la pendenza della lite, poiché la mancata costituzione non comporta senz’altro l’estinzione del processo, il quale, benchè in stato di quiescenza, può essere riassunto ai sensi dell’art. 307 c.p.c.

 

Cass. Civ., sez. tributaria, ordinanza n. 16575 del 2.07.2013: il giudice deve motivare le presunzioni in banca. Per applicare le presunzioni in tema di accertamenti bancari e, in particolare, sui prelevamenti, il giudice di merito deve argomentare le ragioni per le quali non ritiene convincente quanto addotto dal contribuente, non potendosi limitare a generiche considerazioni sul valore delle presunzioni in materia.

 

Cass. Civ., sentenza n. 16452 dell’1.07.2013: infortunio sul lavoro: la richiesta del tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione. La Corte ha affermato che la richiesta del tentativo obbligatorio di conciliazione interrompe il termine di prescrizione quinquennale.

 

Cass. Civ., sez. II, sentenza n. 14650 dell’11.06.2013: condensa anomala: sì alla responsabilità del costruttore. Con l’interessante sentenza in questione la Corte di Cassazione è intervenuta in materia di vizi di costruzione degli edifici individuando nel costruttore il responsabile. Infatti, ribadiscono gli Ermellini, secondo il consolidato orientamento della Cassazione i gravi difetti di costruzione che danno luogo alla garanzia prevista dall’art. 1669 c.c. non si identificano necessariamente con vizi influenti sulla staticità dell’edificio, ma possono consistere in qualsiasi alterazione incidente sulla struttura e sulla funzionalità dell’edificio, menomandone il godimento in misura apprezzabile. In definitiva, l’incidenza negativa dei difetti di costruzione, accolti dall’art. 1669 c.c., può consistere in una qualsiasi alterazione, conseguente ad una insoddisfacente realizzazione dell’opera che, pur non riguardano parti essenziali della stessa, bensì quegli elementi accessori o secondari che ne consentono l’impiego duratura cui è destinata, incida negativamente ed in modo considerevole sul godimento dell’immobile. Esempi sono costituiti dalle condutture di adduzione idrica, dai rivestimenti, dall’impianto di riscaldamento, dalla canna fumaria.


stampa chiudi      home