ORDINE AVVOCATI DI VALLO DELLA LUCANIA
  
Notizie e comunicati


13/10/2013

Segnalazioni 10/2013

A partire dal 1° ottobre 2013, sulle fatture degli avvocati, e su quelle degli altri professionisti, si deve applicare l’Iva al 22%. E’ infatti scattato l’aumento dell’aliquota ordinaria dal 21 al 22% previsto dal comma 1-ter dell’articolo 40 del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98. E’ opportuno ricordare che le fatture proforma anche se inviate prima del 30 settembre non hanno valore ai fini fiscali e pertanto bisognerà rimetterci mano ed applicare l’Iva al 22%. La nuova aliquota si applicherà su tutte le nuove fatture ma non su quelle già emesse prima del 1° ottobre, anche se non è stato ancora ricevuto il pagamento giacchè, ai fini fiscali, la prestazione del servizio si considera effettuata al momento dell’emissione della fattura.

 

Nella puntata del programma d’inchiesta Report Guido Alpa, Presidente del CNF, intervistato in merito alle misure previste dal decreto “del fare”, ha chiarito che un organismo di mediazione non può essere ospitato per nessuna ragione in uno studio legale. È stata affermata anche l’incompatibilità tra la difesa legale e le funzioni di mediatore con riguardo alle stesse persone.

 

CNF: Avvocati al bivio: se lo studio ha sede in un comune che, dopo la riforma giudiziaria, ha cambiato tribunale, o spostano il domicilio o spostano l’iscrizione all’ordine, che ha sede presso il nuovo tribunale. Gli avvocati con domicilio professionale situato in un territorio attribuito, dopo l’attuazione della riforma, ad altra circostanza giudiziaria, debbono regolarizzare la propria iscrizione. L’articolo 7 della legge n. 247/2012 di riforma della professione forense in vigore dal 15 gennaio 2013, prescrive, infatti, che l’avvocato debba iscriversi all’albo del circondario dove ha il domicilio professionale, di regola coincidente con il luogo in cui svolge la professione in modo prevalente. Quindi se il luogo del domicilio professionale ora appartiene a un nuovo tribunale, l’avvocato dovrà chiedere l’iscrizione all’ordine presso il tribunale accorpante, a meno che non preferisca variare il domicilio professionale. Il CNF per attuare l’operazione detta alcuni adempimenti. È opportuno che gli Ordini diffondano una circolare con l’invito agli iscritti interessati a dichiarare un nuovo domicilio nel circondario (se vogliono rimanere nell’albo di origine), o, in alternativa, a chiedere il trasferimento ad altro ordine. In sostanza o si rimane nell’ordine precedente, ma si deve cambiare domicilio professionale; oppure si rimane nello stesso domicilio professionale, ma bisogna cambiare l’ordine. In ogni caso i Consigli dell’Ordine degli Avvocati procedono alla revisione dell’albo, effettuando le opportune comunicazioni agli iscritti.

 

ItaliaOggi, articolo del 5.10.2013: il telefono lo paga il condannato. Le spese sostenute per l’attività di intercettazione non saranno più a carico dello Stato, ma del condannato. La previsione è contenuta nel decreto del Ministero della Giustizia 8.08.2013, n. 111 “Regolamento recante disposizioni in materia di recupero delle spese del processo penale” pubblicato sulla G.U. n. 233 del 4.10.2013:

 

Accesso agli atti detenuti da un soggetto privato esercente funzioni di pubblico interesse. L’art. 22 della L. 241/1990 dispone espressamente che: “Ai fini del presente capo (Definizioni e principi in materia di accesso) si intende: per Pubblica Amministrazione tutti i soggetti di diritto pubblico e i soggetti di diritto privato limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o comunitario”. Per i particolari fini considerati dalla norma , quindi, la nozione di “pubblica amministrazione” risulta di ben più ampia portata rispetto a quella contenuta in altri settori ordina mentali (quale ad esempio quello della contrattualistica pubblica), estendendosi anche ai soggetti privati tout court, laddove l’attività da questi posta in essere risulti genericamente di pubblico interesse. Ne consegue che, in tema di accesso ai documenti amministrativi, è sufficiente che un soggetto di diritto privato ponga in essere una attività che corrisponda ad un pubblico interesse, perché lo stesso assuma la veste di “pubblica amministrazione” e come tale sia assoggettata alla specifica normativa di settore.   

 

 

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza n. 22100 del 26.09.2013: prova per testimoni possibile; non solo presunzioni per il danno non patrimoniale. Poiché il danno non patrimoniale è suscettibile di essere provato tramite presunzioni, tanto più può essere provato tramite testimoni che attestino uno stato di sofferenza psicologica desumibile dal comportamento e dalle parole di un dato soggetto.

 

Il Sole 24Ore del 7.10.2013: il giudice ordina di conciliare senza limitazioni di materia. La riforma della mediazione consegna al giudice un nuovo ruolo nell’ambito della composizione stragiudiziale delle liti. Il testo originario del D. Lgs. 28/2010, infatti, ha puntato quasi esclusivamente sull’obbligatorietà per legge della mediazione e ha dato al giudice – che interviene dopo che la controversia si è già radicata giudizialmente – solo la possibilità di invitare le parti ad attivare il procedimento di mediazione. Questa disposizione ha portato ad avviare poche conciliazioni, anche se in alcuni tribunali la mediazione su invito del giudice ha fatto registrare risultati interessanti. Dopo il Dl del fare, invece, il giudice può vincolare le parti, ordinando loro di avviare un procedimento di mediazione. In qualunque momento prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni e anche in sede di giudizio di appello – valutati la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, il giudice può disporre l’esperimento della mediazione, che diviene condizione di procedibilità (sopravvenuta) della domanda. La possibilità di prescrivere la mediazione – in linea con le indicazioni della direttiva UE 52/2008 (articolo 3, paragrafo 1, lettera a, II periodo) – si candida a divenire uno strumento estremamente incisivo dato che il giudice può ordinare la mediazione in qualsiasi materia, purchè ovviamente nell’area generale dei diritti disponibili.

 

 

Il Sole 24Ore del 7.10.2013: sottoscrizione del notaio per trascrivere l’usucapione. Nel periodo di prima applicazione della mediazione obbligatoria in materia di diritti reali la giurisprudenza ha dovuto affrontare alcuni seri problemi interpretativi sulle controversie per usucapione. Una questione superata dal Dl del fare che ha modificato l’articolo 2643 c.c.. Tra gli atti soggetti a trascrizione è stato infatti inserito anche “ l’accorso che accerta l’usucapione con la sottoscrizione autenticata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato”. Sono diventati quindi trascrivibili gli accordi che accertano non l’usucapione (non necessariamente stipulati in mediazione), purchè le sottoscrizioni siano autenticate da un notaio o da un altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato. La nuova disposizione è in vigore dal 21 agosto 2013.



Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 40109 del 27.09.2013: danni, palla al giudice. Dopo la prescrizione o l’amnistia del reato è il giudice civile che decide il risarcimento in favore della parte lesa. Dunque, poniamo che il giudice di appello abbia dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato (o per intervenuta amnistia) e che, tuttavia, non abbia motivato circa la responsabilità dell’imputato ai fini delle statuizioni civili. Qualora l’imputato ricorra in Cassazione: in caso di accoglimento da parte della Suprema Corte deve essere disposto l’annullamento della sentenza con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello, a norma dell’articolo 622 cpp. 

 

 

Cass. Civ., sentenza n. 21614 del 20.09.2013: in materia di assegno di mantenimento la condizione inadeguata del coniuge può provarsi per presunzioni. L'onere della prova relativo all’impossidenza o alla carenza reddituale, posto a carico del coniuge che intenda richiedere un contributo all'altro coniuge per il proprio mantenimento ex articolo 156 c.c., non richiede una dimostrazione specifica e diretta, essendo sufficiente l'allegazione di una condizione inadeguata. Ne consegue la piena facoltà per giudice di ricorrere alla prova per presunzioni, tratte dalle dichiarazioni dell'obbligato e dalla valutazione complessiva del tenore di vita in costanza di matrimonio.

 

 

Cass. Civ., sentenza n. 22568 del 2.10.2013: l’assegno divorzile può essere concesso anche senza specifica domanda del coniuge interessato. In tema di divorzio, è legittima l'attribuzione alla ex dell'assegno divorzile, nonostante quest'ultima non ha mai formulato una specifica domanda in tal senso, essendosi limitata a chiedere il rigetto delle domande del marito e la riconferma dell'assegno di mantenimento riconosciutole nel corso del procedimento di separazione dei coniugi.

 

 

Cass. Civ., sez. VI, sentenza n. 22420 dell’ 1.10.2013: in materia di testamento olografo non basta la firma apposta sul plico che lo contiene. Quali sono i requisiti di validità del testamento olografo? Sicuramente tre: l'autografia del testo, la presenza di data certa e la sottoscrizione. Cosa accade se la sottoscrizione non è però apposta in calce al testamento olografo, bensì sul plico che lo contiene? La Suprema Corte interviene per dare risposta a questo quesito. La Corte ripercorre sinteticamente le origini storiche dell'istituto del testamento olografo, qualificando lo stesso come caratterizzato da "rigido formalismo", le cui carenze sono decisamente sanzionate con la nullità dell'intero documento. Infatti, "in tema di nullità del testamento olografo, il requisito della sottoscrizione, previsto dall'art. 602 c.c., distintamente dall'autografia delle disposizioni in esso contenute, ha la finalità di soddisfare l'imprescindibile esigenza di avere l'assoluta certezza non solo della loro riferibilità al testatore, già assicurata dall'olografia, ma anche dell'inequivocabile paternità e responsabilità del medesimo che, dopo avere redatto il testamento abbia disposto il suo patrimonio senza alcun ripensamento".

 

 

Cass. Pen., sentenza n. 22514 del 2.10.2013: indagini bancarie a tutto campo. Le indagini bancarie possono essere effettuate anche nei confronti di privati che non svolgono un’attività commerciale o professionale. Tale pronuncia trae origine da un ricorso per Cassazione presentato da un contribuente (presidente del consiglio di amministrazione di una cooperativa) nei cui confronti erano stati eseguiti accertamenti bancari. Nel ricorso lamentava, tra l’altro, che il fisco poteva svolgere le indagini in questione solo nei confronti di imprenditori o professionisti e non anche di privati, come era avvenuto nella specie avendo acquisito i dati e gli elementi relativi ai propri conti personali. La Cassazione, ribaltando la decisione di secondo grado che aveva dato ragione al contribuente, ha affermato che una tale limitazione dell’ambito applicativo della disciplina sulle indagini bancarie, circoscritta cioè solo a coloro che esercitano attività imprenditoriali o professionali, è priva di qualsivoglia riscontro normativo.

 

 

Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 21840 del 24.09.2013: opposizione all’esecuzione e principio del mantenimento degli effetti esecutivi. Quali sono gli effetti della sentenza non definitiva, pronunciata in fase di cognizione, revocante il decreto ingiuntivo opposto? Anche se la sentenza definitiva, in effetti, ha solo parzialmente modificato la portata del titolo, diminuendone la somma incorporata? Sulla base di tale decreto ingiuntivo la banca creditrice aveva proceduto all'iscrizione di ipoteca giudiziale sul bene oggetto della controversia; ma il Tribunale, sulla scorta appunto di tale sentenza non definitiva, aveva accolto l'opposizione all'esecuzione del terzo acquirente, nel frattempo subentrato. Secondo il giudice di primo grado la sentenza non definitiva aveva fatto venir meno l'iscrizione ipotecaria, vanificando conseguentemente ogni atto espropriativo. La Suprema Corte, nel dirimere il presente contrasto, enuncia il principio di diritto già pronunciato in una precedente sentenza della Corte a sezioni unite del 1993, secondo la quale "nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, che nel sistema delineato dal codice di procedura civile, si atteggia come un procedimento il cui oggetto non è ristretto alla verifica delle condizioni di ammissibilità e di validità del decreto stesso, ma si estende all'accertamento, con riferimento alla situazione di fatto esistente al momento della pronuncia della sentenza dei fatti costitutivi del diritto in contestazione, il giudice, qualora riconosca fondata, anche solo parzialmente, una eccezione di pagamento formulata dall'opponente con l'atto di opposizione o nel corso del giudizio, deve comunque revocare in toto il decreto opposto, senza che rilevi in contrario l'eventuale posteriorità dell'accertato fatto estintivo al momento dell'emissione suddetta, sostituendosi la sentenza di condanna al pagamento di residui importi del credito all'originario decreto ingiuntivo". Nel caso in oggetto, la sentenza non definitiva ha dunque sì revocato totalmente il decreto ingiuntivo opposto, sostituendolo tuttavia con una successiva pronuncia di accoglimento parziale dell'opposizione, riformando di fatto l'importo del credito. Applicando il disposto dell'art. 653 c.p.c. sono fatti salvi gli atti di esecuzione già compiuti sulla base del decreto revocato, poi sostituito da sentenza di riforma. Questa norma va applicata anche nel caso di iscrizione di ipoteca giudiziale. Questo orientamento della Corte è univoco ed è giustificato dalla volontà di tutelare il creditore, il quale ben potrà mantenere efficaci gli effetti esecutivi già avverati, pur sempre nei limiti della nuova quantificazione giudiziale.

 

Trib. Cremona, sez. I civile, sentenza 19.09.2013: responsabilità civile del sanitario ex decreto Balduzzi: una prima applicazione. In caso di dolo o colpa grave, l'assenza di responsabilità penale del professionista sanitario non esclude la responsabilità civile e il risarcimento del danno. Dopo il decreto Balduzzi, la responsabilità civile gravante sull'esercente la professione sanitaria continua ad essere quella contrattuale da contatto sociale, già consolidatasi in giurisprudenza, e legata alle operazioni di routine, al mancato raggiungimento del risultato e, infine, alla verifica della sussistenza del dolo o della colpa grave.

 

Cass. Civ., sez. Lavoro, sentenza n. 21452 del 19.09.2013: indennità sostitutiva: l’opzione per le quindici mensilità nasce con l’ordine di reintegrazione senza alcuna rilevanza della temporanea ripresa della prestazione in corso di causa. L'art. 18 della L. 300/1970, nell'attuale terzo comma (già quinto comma nel testo ante riforma "Fornero", applicabile alla fattispecie ratione temporis) consente al lavoratore di richiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione, un'indennità pari a quindici mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, entro il termine di trenta giorni dalla comunicazione del deposito dalla sentenza o, se anteriore, dall'invito del datore a tornare in servizio.

 

Cass. Pen., sez. V, sentenza n. 23495 del 3.06.2013: costringere il conducente di un mezzo a fermarsi configura violenza privata. La Corte ha condannato un soggetto per il delitto di violenza privata perché aveva impedito alla parte offesa di procedere con la marcia a bordo del suo mezzo parandosi di fronte ad esso.

 

Cass. Civ., sez. I, sentenza n. 18440 dell’1.08.2013: l’assegnazione della casa coniugale non costituisce misura assistenziale. L’assegnazione della casa coniugale non costituisce una misura assistenziale per il coniuge che dal punto di vista economico è più debole. La stessa tuttavia può essere disposta a favore del genitore affidatario esclusivo ovvero collocatario dei figli minori, oppure convivente con figli minori, oppure convivente con figli maggiorenni ma comunque considerati non autosufficienti economicamente. È quanto stabilito dalla Corte la quale ha respinto il ricorso proposto dalla moglie contro la pronuncia della Corte territoriale che revocava l’assegnazione della casa coniugale.

 

Cass. Civ., sez. Lavoro, sentenza n. 20728 del 10.09.2013: trasferimento del ramo d’azienda: il rapporto di lavoro dipendente prosegue con il cedente. Deve ritenersi che il rapporto di lavoro del lavoratore prosegua con il cedente laddove l'asserito trasferimento d'azienda risulta attuato in violazione di norme imperative dal momento che l'entità economica trasferita al cessionario non risulta organizzata in modo stabile e autosufficiente, mancando dunque la prova della connessione delle professionalità del personale addetto con le attività del preteso ramo.

 

Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 19591 del 27.08.2013: sinistro con veicolo non identificato: risarcimento limitato ai danni personali. In caso di sinistro cagionato da veicolo non identificato, la responsabilità del Fondo di garanzia delle vittime della strada, attraverso l'impresa a ciò designata, è limitata ai danni alla persona, non potendo essere in alcun modo riconosciuto il risarcimento del danno alla vettura. E’ quanto ha stabilito la Corte con la sentenza in questione richiamando l’art. 19, comma 2, della Legge n. 990 del 1969, sostanzialmente riprodotta nell'art. 283, comma 2, del Codice delle Assicurazioni (Dlgs 209/2005), oggi vigente.

 

Cass. Pen., sentenza n. 38129/2013: il datore è colpevole se l’operaio ubriaco ha un incidente. Secondo la Corte il fatto che un dipendente possa recarsi sul posto di lavoro dopo aver assunto sostanze alcoliche non è un evento così eccezionale da essere imprevedibile. Per questo non si può escludere il nesso causale tra le omissioni del datore e l’infortunio. Da considerare è, invece, la prevedibilità e il carattere non eccezionale dello stato di alterazione psico fisica del lavoratore che ha bevuto alcol. Una circostanza che va aggiunta all'elenco dei rischi, previsti dall'articolo 28 comma 1 del decreto legislativo 81/2008. La Corte ricorda che l'Italia è stata costretta a modificare l'articolo 4 del decreto 626/1994 dopo la condanna della Corte di Giustizia, che contestava proprio l'assenza di una valutazione dei rischi a tutto campo. Ad allertare l'imprenditore c'è anche la legge 125/2001 che, con l'articolo 15, vieta la somministrazione e l'assunzione sul posto di lavoro di bevande alcoliche, sia pure limitatamente alle attività che comportano un maggiore pericolo di incidenti.
La Corte ricorda, infine, che l'articolo 41 del decreto legislativo 81/2008 prevede la sorveglianza sanitaria per accertare le condizioni di alcoldipendenza con tanto di allegato (IV) che prende in esame l'uso di alcolici sul lavoro. C'è, dunque, quanto basta per affermare il dovere di verificare che il lavoratore sia nelle condizioni psico fisiche idonee a svolgere il suo ruolo.

 

Cass. Pen., sez. III, sentenza n. 33160 del 31.07.2013: non è reato locare un appartamento ad una prostituta se il canone è conforme ai prezzi di mercato.  Il reato di locazione al fine di esercizio di una casa di prostituzione, contemplato dall'art. 3, secondo comma, della legge 20 febbraio 1958, n. 75, richiede, come ricordano i giudici della Suprema Corte, quali elementi costitutivi, non solo il contestuale esercizio del meretricio da parte di più persone nel locale, ma anche e soprattutto l'esistenza, all'interno nello stesso locale, di una certa organizzazione finalizzata appunto all'attività di prostituzione.

 

Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 6096 del 12.03.2013: credito professionale dell’avvocato: qual è il giudice competente?  Con la pronuncia in esame la Corte ha avuto modo, ribadendo il proprio precedente orientamento, di chiarire quale sia il giudice competente territorialmente per l’ipotesi in cui sia azionato in giudizio il credito dell’avvocato derivante dalla prestazione delle proprie attività professionali. Nel caso di specie, occorre sottolineare, il credito dell’avvocato non derivava da una determinazione consensuale della misura del compenso a lui spettante. Esso, invece, aveva provveduto alla determinazione del proprio compenso sulla base delle tariffe (allora vigenti) e procedendo a richiedere la liquidazione della notula da parte del Consiglio dell’Ordine di appartenenza. Proprio tale elemento fattuale risulta di estrema rilevanza in quanto, in primo luogo, la Cassazione ha ricordato che il compenso per prestazioni professionali, che non sia convenzionalmente stabilito, è un debito pecuniario illiquido, da determinare secondo la tariffa professionale. La natura di credito non liquido conduce, quindi, all’individuazione del foro facoltativo del luogo dove deve eseguirsi l’obbligazione ai sensi dell’art. 20 c.p.c., seconda ipotesi, nel domicilio del debitore, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 1182 c.c. Infatti, per costante giurisprudenza, l’art. 1182 c.c., ed in particolare la previsione di cui al terzo comma secondo cui “L'obbligazione avente per oggetto una somma di danaro deve essere adempiuta al domicilio che il creditore ha al tempo della scadenza” risulta applicabile soltanto alle fattispecie in cui la somma di denaro oggetto della domanda sia già predeterminata e non necessità di alcun accertamento. In altri termini, soltanto quando il giudice può determinare la somma con meri calcoli aritmetici il credito sarà liquido e, di conseguenza, il luogo in cui l’obbligazione deve essere eseguita coincide con il domicilio del creditore. In ogni altra ipotesi, dispone il quarto comma dell’art. 1182 c.c., l’obbligazione deve essere eseguita presso il domicilio del debitore.


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