ORDINE AVVOCATI DI VALLO DELLA LUCANIA
  
Notizie e comunicati


13/11/2013

Segnalazioni 12/2013

U.Na.Gi.Pa., comunicato del 06.11.2013: Giudici di pace in sciopero dal 25 novembre al 6 dicembre. La scadenza del mandato di tutti i giudici di pace in servizio nei prossimi mesi e la concomitante revisione della geografia giudiziaria con la eliminazione di molti uffici pone, senza la previsione della permanenza stabile in servizio dei giudici di pace, gravissimi ed immediati problemi sulla funzionalità ed efficienza degli Uffici del Giudice di Pace, a serio rischio di paralisi. Per queste ragioni le organizzazioni rappresentative della categoria hanno proclamato lo sciopero nazionale dei giudici di pace dal 25 novembre al 6 dicembre 2013.
 
Cons. Stato: parametri forensi in dirittura. Il Consiglio di Stato ha dato il suo parere positivo, seppur con qualche osservazione, allo schema di decreto ministeriale “Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense (in attuazione dell’art. 13, legge 247/12 di riforma dell’ordinamento forense)”. Il Ministero della Giustizia, dopo aver recepito le osservazione del Cds, manderà il decreto alla Corte dei Conti per la registrazione e poi in Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione.

CNF: parere 23.10.2013 su quesito del COA di Ferrara, Rel. Cons. Perfetti. Il parere della commissione in ordine alle modalità di esercizio della facoltà spettante all’avvocato di incaricare un altro avvocato come proprio sostituto di udienza ai sensi del secondo comma dell’art. 14, legge n. 247/2012, è nel senso che l’avvocato, ferma la sua eventuale responsabilità di stampo professionale nei confronti del cliente, deontologica ed anche penale per dichiarazioni false, possa farsi sostituire in udienza, conferendo incarico orale ad un Collega senz’altro onere probatorio né del conferente – che non deve necessariamente essere presente in udienza seppur al solo fine del conferimento della delega – né del delegato che non è tenuto ad esibire alcuna prova dell’incarico conferitogli diversa dall’affermazione di averlo ricevuto.

Corte Costituzionale, ordinanza n. 261 del 7.11.2013. L’ordinanza fa definitiva chiarezza sull’applicazione temporale e l’eventuale retroattività dei parametri, giudicando in parte inammissibili ed in parte infondate le questioni sollevate da una pluralità di tribunali (quelle maggiormente approfondite dalla Consulta sono state presentate dal tribunale di Cremona e dal giudice di pace di Torre del Greco). In particolare, tra i rilievi critici, particolarmente sottolineati dal tribunale di Cremona, aveva trovato posto l’applicazione retroattiva delle nuove tariffe forensi anche ai processi in corso ed all’attività già svolta ed esaurita prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina, in assenza di ragioni imperative di interesse generale in grado di giustificare il cambiamento dei compensi in corso di causa e le modifiche all’equilibrio contrattuale in precedenza raggiunto. Tuttavia, la risposta della Corte Costituzionale che arriva anche per quanto riguarda i profili di criticità del decreto ministeriale, da una parte disciplina di natura regolamentare e dall’altra strettamente legato alla norma primaria, è negativa su tutto il fronte. Il tribunale di Cremona e il giudice di pace di Torre del Greco hanno infatti ritenuto che il diritto al compenso del professionista nasce al compimento di ogni singolo atto in relazione alle tariffe a quel tempo in vigore. Ma non è cosi, avverte la Corte Costituzionale. Semmai, è vero il contrario. E a confermarlo c’è una recente sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, nr. 17405/2012. Secondo questa interpretazione il compenso costituisce un corrispettivo unitario che ha riguardo all’opera professionale complessivamente prestata: e di ciò non si è mai in passato dubitato, quando si è trattato di liquidare onorari maturati all’esito di cause durante le quali si erano succedute nel tempo tariffe professionali diverse, giacchè sempre in siffatti casi si è fatto riferimento alla tariffa vigente al momento in cui la prestazione professionale si è esaurita. Ma per la Consulta c’è spazio anche per altre due risposte, entrambe negative, alle questioni sollevate sulla medesima materia. Con riferimento alla possibile violazione dell’art. 24 Cost., per l’ordinanza non si può sostenere che una generale riduzione delle tariffe forense può avere ripercussioni negative sull’accesso dei cittadini alla giustizia e, quindi, sul loro diritto di difesa. A rigor di logica, invece, la riduzione dei compensi agli avvocati dovrebbe avere come conseguenza un allargamento del ricorso alla via giurisdizionale per la soluzione delle controversie.

Cass. Civ., sez. Lavoro, sentenza n. 24341 del 29.10.2013: pubblico impiego: le dimissioni del dipendente sono valide anche se non sono accettate dall’Amministrazione. A seguito dell'entrata in vigore del decreto legislativo 29/1993, essendo il c.d. rapporto di pubblico impiego privatizzato regolato dalle norme del c.c. e dalle leggi civili sul lavoro, nonché dalle norme sul pubblico impiego, solo in quanto non espressamente abrogate e non incompatibili, le dimissioni del dipendente pubblico, in seguito revocate, sono valide anche se manca l'accettazione dell'amministrazione. Le dimissioni costituiscono, infatti, un negozio unilaterale recettizio, idoneo a determinare la risoluzione del rapporto di lavoro dal momento in cui venga a conoscenza del datore di lavoro e indipendentemente dalla volontà di quest'ultimo di accettarle, sicché non necessitano più, per divenire efficaci, di un provvedimento di accettazione da parte della pubblica amministrazione.

Cass. Civ., ordinanza n. 24674 del 4.11.2013: in tema di annullabilità del contratto concluso dal rappresentante con se stesso l'autorizzazione data dal rappresentato al rappresentante a concludere il contratto con se stesso in tanto può considerarsi idonea ad escludere la possibilità di un conflitto di interessi e quindi l'annullabilità del contratto, in quanto sia accompagnata dalla puntuale determinazione degli elementi negoziali sufficienti ad assicurare la tutela del rappresentato.

Cass. Pen., sez. II, sentenza n. 43143 del 22.10.2013: senza il decreto che ne dispone la liquidazione niente rimborso per le spese generali forfettarie. Non risultando ancora emanato il decreto di cui al comma 6 dell’articolo 13, legge 247/12, cui è devoluta la determinazione della misura massima del rimborso delle spese forfettarie, la disposizione di cui al comma 10 del medesimo articolo 13 – che reintroduce la previsione del rimborso delle predette spese, in passato denominate spese generali – deve ritenersi allo stato in concreto non operante.

Bancomat obbligatorio per gli avvocati.  Pochi mesi, due in tutto e anche dall’avvocato si potrà pagare con il bancomat. Lo prevede il decreto 179/12 anche se manca ancora il decreto attuativo. Dal primo gennaio del prossimo anno, infatti, chi svolge attività di vendita di prodotti e prestazione di servizi, anche professionali, dovrà accettare pagamenti effettuati con carte di debito, (non di credito), quindi, dovrà installare un terminale Pos. Nel decreto dovrebbero essere regolate fra l’altro anche le commissioni a carico degli studi e degli esercizi costretti ad adottare il terminale per ricevere  pagamenti con il bancomat.

Cass. Pen., sentenza n. 44644 del 5.11.2013: resta reato costruire su aree demaniali. Per la realizzazione di opere a meno di trenta metri dal mare serve il nulla osta dell’autorità di sorveglianza. La Corte bacchetta i giudici di merito che avevano assolto un’intera famiglia dall’accusa di aver realizzato una costruzione abusiva a Modica in Sicilia. Il GIP aveva chiesto un decreto di condanna per gli amanti del mare che avevano superato la zona off-limits dei trenta metri, piazzando nell’area demaniale una casa mobile circondata da un muro senza curarsi di ottenere il nulla osta del capo dipartimento. Più indulgente il Tribunale, che considerava l’azione ormai depenalizzata per effetto delle modifiche apportate alle norme di riferimento.

Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 24793 del 5.11.2013: il comune paga per le buche in strada. Per ottenere l’indennizzo il danneggiato deve provare che non era distratto. Il gestore di una strada ha sempre l’obbligo di tenerla in condizione di sicurezza e non può più liberarsene semplicemente affermando che l’estensione della propria rete stradale è talmente estesa da non consentirne una sorveglianza puntuale e continua. Ciò non basta a sollevare il danneggiato da ogni responsabilità: deve essere lui a dimostrare di aver percorso la strada con la dovuta attenzione e, se si tratta di un pedone, con le scarpe adatte.

Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 22752 del 4.10.2013. La sentenza in questione verte in materia di risarcimento del danno all’alunno vittima di un incidente nel piazzale antistante la scuola. Nello specifico, l’alunno era caduto da muretto delimitante l’area sottostante ove si trovava l'ingresso del locale caldaia seminterrato, riportando la frattura della tibia. La Corte, conformemente alla giurisprudenza di legittimità sul c.d. danno da autolesioni, ovvero cagionato dall'alunno a sé medesimo, ha stabilito che l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo a scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale dal quale sorge a carico della scuola l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e incolumità dell'allievo per il tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica, in tutte le sue espressioni (c.d. contratto di protezione). Ciò comporta che la scuola è tenuta a predisporre tutti gli accorgimenti necessari al fine di evitare che l'allievo procuri danno a se stesso e agli altri, sia all'interno dell'edificio che nelle pertinenze scolastiche, di cui abbia a qualsiasi titolo la custodia. Tra le pertinenze, la Suprema Corte ricomprende il cortile antistante l'edificio scolastico, del quale la scuola abbia la disponibilità e ove venga consentito il regolamentato accesso e lo stazionamento degli utenti, e in particolare degli alunni, prima di entrare nella scuola.

Cass. Civ., sentenza n. 41696 del 9.10.2013: nei reati tributari il sequestro può colpire anche il profitto. La Cassazione ha stabilito che in relazione ai reati tributari il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente può essere disposto non solo per il prezzo, ma anche per il profitto del reato; ciò perché l’articolo 1, comma 143, legge finanziaria n. 244/07, che ha esteso l’istituto della confisca ai reati di natura tributaria effettua un integrale rinvio all’articolo 322-ter c.p.

Cass. Civ., sez. II, sentenza n. 24564 del 31.10.2013: preliminare: possibile per le parti chiedere la risoluzione del contratto. Secondo l’orientamento espresso dalla seconda sezione civile, in caso di inadempimento del preliminare di compravendita di un immobile, il promittente venditore, sebbene abbia chiesto in giudizio l’adempimento, può scegliere in corso di causa di avvalersi della clausola risolutiva espressa, e ottenere quindi lo scioglimento.

Cass. Civ., sez. I, sentenza n. 24493 del 30.10.2013. Fino a quando permane l'obbligo per il genitore di provvedere al mantenimento del figlio? L'indirizzo giurisprudenziale della Suprema Corte in questo senso è ormai consolidato: non basta che lo stesso abbia raggiunto la maggiore età ma occorre che, nel caso specifico, il figlio consegua piena indipendenza economica. Sottolinea infatti la Corte come l'obbligo di corrispondere l'assegno di mantenimento permane "finché il genitore interessato non dia prova che il figlio ha raggiunto l'indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per potere essere economicamente autosufficiente".

Cass. Civ., sez. VI -L, ordinanza n. 17347 del 15.07.2013: lavorare nella propria residenza con uso di adsl costituisce dipendenza aziendale. Alla luce di quanto esposto la Corte di Cassazione risolve la quaestio iuris propostale con regolamento di competenza affermando che sussiste la c.d. dipendenza aziendale alla quale è addetto il lavoratore anche nella residenza di quest'ultimo, quando questi svolga l'attività lavorativa in tale luogo, avvalendosi di strumenti destinati all'attività aziendale, individuati in genere in un computer collegato con l’azienda e nei relativi strumenti di supporto (stampante, adsl, ecc.). Tali elementi sono idonei a distinguere queste situazioni da quelle, concernenti i lavoratori parasubordinati di cui all’art. 414 c.p.c., n.3, in cui il foro competente è individuato con il mero riferimento al domicilio del lavoratore, senza alcun bisogno che in tale luogo venga svolta l'attività lavorativa e sia individuabile una articolazione aziendale da intendersi comunque in senso lato, in armonia con la mens legis mirante a favorire il radicamento del foro speciale nel luogo della prestazione lavorativa.
 
Cass. Civ., SS.UU., sentenza n. 21678 del 23.09.2013: perdita di chances? Va provata possibilità effettiva di inquadramento superiore. Il principio che regola l’onere probatorio in caso di domanda di risarcimento danni per perdita di chance è che il ricorrente ha l’onere di provare, anche facendo ricorso a presunzioni e al calcolo delle probabilità, la possibilità che avrebbe avuto di conseguire il superiore inquadramento.
Cass. Civ., sez. VI, sentenza n. 23427 del 16.10.2013: colpa professionale dell'avvocato: è dovuto il risarcimento per l'errore nella individuazione della controparte. Deve ritenersi sussistente la responsabilità professionale a carico dell'avvocato difensore che nell'ambito della controversia per responsabilità civile da circolazione stradale cade in errore nell'individuazione dell'impresa designata dal fondo di garanzia per le vittime della strada nei confronti della quale proporre la domanda giudiziale.

Cass. Civ., sentenza n. 22517/2013: non è nulla la notifica dell’atto eseguita dal messo conciliatore. L’amministrazione finanziaria, avvalendosi della facoltà concessale dalla legge, può richiedere che la notificazione di un atto tributario sia eseguita da un messo di conciliazione, quale appartenente alla più ampia categoria dei messi comunali, non operando la norma alcuna distinzione tra le due categorie di soggetti in questione. Questa la regola riaffermata dalla Corte che, accogliendo il ricorso dell’Agenzia, ha altresì precisato che il messo di conciliazione, pur facendo parte di un ufficio statale ora soppresso e pur essendo sottoposto alla sorveglianza del relativo titolare, rientra tuttavia nell’apparato organizzativo del comune.

Cass. Civ., sez. II, sentenza n. 23591 del 17.10.2013: il contratto preliminare avente ad oggetto la vendita di un immobile irregolare dal punto di vista urbanistico è da considerare nullo per contrarietà alla legge, trattandosi di questione che non può trovare rimedio nella disciplina dell’inadempimento.

Cass. Civ., sentenza n. 43292 del 23.10.2013. La madre di un minore non può vivere in Sicilia se la casa coniugale e l’ex marito stanno a Trento. La Corte ha confermato la condanna per la mancata esecuzione dolosa degli obblighi del giudice (art. 388 c.p.) nei confronti della ricorrente, madre di una bimba di otto mesi, che aveva pensato di mettere più strada possibile tra lei ed il suo ex marito andando a vivere in un paese dell’estremo sud mentre il padre della piccola viveva in una città dell’estremo nord. Questo malgrado l’esistenza di un provvedimento presidenziale in cui veniva specificato che la bambina doveva vivere nella casa coniugale in provincia di Trento, presso la madre, mentre il padre aveva il diritto di farle visita anche durante la settimana.

Cass. Civ., sentenza n. 22928/2013: sugli onorari non si discute, se l’importo è nel range. Il giudice non deve motivare se l’importo è contenuto tra il minimo ed il massimo della tariffa. La Corte ha deciso che la determinazione degli onorari di avvocato costituisce esercizio di un potere discrezionale del giudice, che, se contenuto tra il minimo e il massimo della tariffa, non richiede specifica motivazione e non può formare oggetto di sindacato in sede idi legittimità a meno che l’interessato specifichi le singole voci della tariffa che assume essere stata violata.


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